Rapallo centro di cultura


Rapallo centro di culturaGià cent’anni fa i viaggiatori soggiornavano a Genova, in vacanza. Henry Jammes ne parla nei suoi romanzi. Genova è la porta naturale di entrata in Italia.

Ma il lavoro di riflessione e di studio fiorisce nella tranquillità; come nelle ville del Rinascimento e prima ad Arquà, fioriva il Petrarca. Non sono stato io nel iniziare la domanda che Rapallo divenga centro internazionale di cultura. Dico però che se ciò avvenisse – come è nei voti generali – sarebbe riconoscimento d’un fatto compiuto. Pubblicare l’elenco delle menti superiori che sono passate per Rapallo nell’ultima decade sarebbe cosa lunga a enumerare!

I vantaggi che altri potrebbe ritrarre da un soggiorno a Rapallo mi sembrano analoghi a quelli già sperimentati nel corpo vile del sottoscritto.

Si arriva qui da Roma, Parigi, Londra, Berlino, Vienna, Milano, Venezia, Firenze, ecc., più comodamente che non alla Rivera di Ponente od alla Costa Azzurra. Io ho già sperimentato il clima e le agevolezze della Sicilia, del Lago di Garda, della Riviera francese, prima di stabilire la mia abitazione al lungomare di Rapallo. Per tutto ciò che è studio, e sperimento speciale, ricerche sull’arte, per tutto ciò insomma che supera la capacità dei giovani delle Università, un tale posto tranquillo ha vantaggi enormi.

In dieci anni che sono a Rapallo ho visto passare qui tutta la schiera degli amici e ammiratori di Gerhart Hauptmann, alcuni colleghi del poeta inglese William Yeats e amici miei dilettissimi in numero rispettabile. Negli ultimi anni anche consultazioni in proposito dell’Economia Nuova, si sono spostate a questa riva tigullina.

Grande biblioteca a Rapallo non abbiamo, archivi per studi storici non abbiamo, ma abbiamo la tranquillità che occorre ad ogni studioso che abbia già raccolto la sua materia. Esempio le ricerche musicali continuate da parecchi anni e i concerti, che furono le prime manifestazioni pubbliche di Rapallo quale centro culturale.

Per un centro internazionale di cultura due modelli esistono: il primo quello di John Hopkins (che all’inizio serviva, mi pare, solamente o principalmente per studi superiori, cioè dopo conseguita una laurea), il secondo quello Forschungsinstitut di Leo Frobenius a Freiburg. A Rapallo un po’ di lavoro di questo genere sarebbe chiaramente possibile. Un poco si è già fatto, senza formalità.

Rapallo ha una situazione perfetta come “porta”. Le carovane di americani che vengono in Italia per vedere le pinacoteche, i tronfi architettonici del passato e che verranno in seguito per vedere le prove della vita vibrante dell’epoca nuova, sarebbero ben lieti della sosta d’un’ora, o più ore o giorni a Rapallo per ricevere consigli, per essere orientati verso le glorie dei musei che più esprimono la vita sempre rinnovata della Penisola.

Tutta quest’opera di critica, di selezione, destinata al rinnovato modo di percepire le cose italiane, è quella che più specialmente tocca fare a noi. I turisti, dopo questo passaggio a Rapallo (divenuta centro internazionale di cultura) viaggerebbero in Italia meglio preparati a comprendere non solamente cosa era l’Italia dilettevole del Quattrocento, ma l’Italia nuova. L’Italia che non conoscerebbero i viaggiatori che avendo visto solamente delle antichità senza vedere la esposizione del Decennale o che, vedendo Roma per la prima volta, credessero che la città compianta da Joacuim du Bellay sia quella che si trova oggi al Lungotevere.

Una casa Littoria a Rapallo potrebbe benissimo contenere almeno una biblioteca accessibile ai forestieri dilettanti o di passaggio, aiutandoli a subito comprendere la Nuova Italia.

Questa costruzione, se inspirata ad un progetto di Sant’Elia, aprirebbe l’occhio e probabilmente la mente alla contemporaneità della Nazione.

Questo centro avrebbe una doppia funzione, quale centro per studiosi d’eccezione e come borsa d’idee, e quale secondo compito una funzione di divulgazione e preparazione per turisti seri e studenti in viaggio che non avendo disponibile il tempo di inscriversi ai corsi estivi di Perugia, Siena, ecc., non sarebbero per questo privati, malgrado le loro condizioni economiche, di qualche consiglio, d’un breve ammonimento, derivati dall’esperienza, che mostrerebbero loro, senza sprecare il minimo del loro scarso tempo e danaro, dove possono trovare quel che più li interessa o più loro potrà giovare di pittura, architettura o di vita contemporanea.

Ezra Pound, Il Mare, Rapallo, 02/05/1936