La Madonna di Montallegro


La Madonna di MontallegroSecondo la tradizione locale la Vergine apparve il 2 luglio 1557 ad un contadino, Giovanni Chichizola, originario della frazione Canevale nel comune di Coreglia Ligure, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Rapallo.
Giunto all’altezza del Monte Letho (detto monte di morte a causa delle numerose scorribande dei briganti), l’uomo – affaticato dal viaggio e stremato dal caldo – si addormentò su un sperone di roccia.
All’improvviso fu destato da un bagliore improvviso: al contadino apparve una dama vestita d’azzurro e bianco e dall’aspetto grazioso e gentile.
La donna pronunziò solo poche parole, che per i cristiani di Rapallo risuonano ancora vive:

«Va’ e di’ ai Rapallesi che io voglio essere onorata qui»

Per dar prova, della miracolosa apparizione, lasciò in dono al contadino un quadretto bizantino raffigurante la Dormitio Marie, da donare alla comunità rapallese.
Dopo la scomparsa improvvisa della Bella Signora, sulla stessa roccia in cui era avvenuta l’apparizione cominciò a sgorgare acqua fresca e pura.

Chichizola, come promesso, si recò subito a Rapallo, portando con sé il messaggio della Vergine e il quadretto miracoloso.
Un anno dopo, nel 1558, iniziarono i lavori di edificazione del santuario nel punto esatto indicato dalla Madonna.
Dopo pochi anni il vescovo di Novara inaugurò l’opera ancora oggi presente sul monte che prenderà solo successivamente il nome di Monte Allegro (oggi Montallegro).
Nelle immagini: in alto un dipinto raffigurante l’Apparizione della Madonna di Montallegro; più in basso lo stemma comunale (è ben visibile la lettera M di Maria, inserita il 28 novembre 1948)

Il quadretto bizantino conservato nel santuario, che secondo le credenze locali fu donato da Maria [10], raffigura il transito in cielo della Vergine. Nell’icona, dipinta su una tavoletta in legno di pioppo (cm 18×15), è rappresentata la Santissima Trinità e l’anima della Madonna che sale al cielo al momento della morte.
Secondo il credo cristiano, tale icona è conservata presso il santuario per volere della stessa Madonna.
Attorno a tale quadretto si sono moltiplicate nel tempo diverse leggende popolari riguardanti misteriose sparizioni e riapparizioni dello stesso. Nel 1557, quando venne portata a Rapallo da Giovanni Chichizola, l’icona fu messa in sicurezza nella canonica della Basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Il giorno seguente, tuttavia, non fu ritrovata nella temporanea collocazione, bensì – miracolosamente – ai piedi della roccia, proprio sul luogo dell’apparizione a Montallegro [11].
Un altro episodio curioso si verificò nel 1574.
Una nave proveniente da Ragusa, in Croazia, guidata dal Capitano Nicola de Allegretis, venne colta da tempesta lungo le coste delle Cinque Terre. Il capitano si appellò allora a Dio facendo voto di recarsi al più vicino santuario se fosse scampato all’imminente tragedia. La nave riuscì ad approdare alle coste di Rapallo con l’intero equipaggio sano e salvo. Secondo la promessa fatta, tutto il gruppo si recò quindi al Santuario di Montallegro per ringraziare la Madonna. Arrivati al tempio i membri dell’equipaggio riconobbero sull’altare il quadretto bizantino scomparso dalla loro chiesa anni prima e, accusando di furto i rapallesi, ne pretesero la restituzione.
Il tribunale della Repubblica di Genova, considerata l’evidenza dei fatti, dette ragione ai ragusei obbligando l’immediata restituzione del quadretto nelle mani del capitano.
La nave ripartì dal golfo con l’orgoglio del capitano per aver ritrovato l’antica reliquia, ma a poche miglia da Rapallo la tremenda scoperta: il quadretto era scomparso dalla cabina e sulla nave non vi era traccia del reperto. L’imbarcazione fece allora ritorno nel golfo rapallese e saliti nuovamente a Montallegro i marinai poterono ammirare con stupore che il quadretto era al suo posto sull’altare, così come era accaduto durante la prima visita.
Ovviamente si tratta di una leggenda di sapore religioso tramandata nei secoli: tuttavia al santuario un ex voto, deposto da tale Nicola de Allegretis è veramente conservato come ex-voto raguseo [12], lasciando un certo alone di mistero sulla vicenda.
Da quella data il quadretto non ha lasciato più il luogo sacro, così come richiesto dalla Bella Signora. Eccezion fatta, com’è ovvio, per le processioni in occasione delle feste patronali.

Appena più a sud del crinale che separa le colline di Rapallo dalla Val Fontanabuona. Bianco e neogotico il santuario di Montallegro compie 450 anni. Era il 2 luglio 1597 quando la Beata Vergine apparve a Giovanni Chichizola, il contadino di Canevale. Resta l’icona della Dormitio Virginis, che la Madonna avrebbe lasciato sul luogo dell’apparizione, oggi custodita sull’altare maggiore. La tradizione orale riferisce di come per ben due volte l’icona, trasportata a Rapallo in processione, fosse tornata miracolosamente sul colle, a confermare la volontà di Maria di essere venerata lì. Nasce la Chiesa, l’ampliamento è del 1640, e di seguito gli altari laterali. Ma lo straordinario sono i miracoli e la protezione di Maria che si concretizza in grazie e intercessioni. Cisterne disseccate che si riempiono d’acqua, colpi d’arma da fuoco andati a vuoto, guarigioni, la peste mancata e il dissolversi del colera a fine settecento, che diede il via ai pellegrinaggi processionali. La devozione si materializza nelle 25 navi che portano il nome della Madonna di Montallegro; nell’arte, negli ex voto alle pareti, uno sull’altro, cuori d’argento, quadri, paradigmi di una microstoria che ha lì il suo riferimento. Poi sopra tutto l’icona della Dormitio Virginis, una piccola tavola in legno di pioppo che raffigura la Vergine distesa e dietro la Trinità con un unico corpo e tre teste con barba e aureola, testimonianza della pittura bizantina tra il 1000 e il 1100. Semplicissima, oro rosso e blu a scandirla, diventa presto simbolo taumaturgico. A luglio i 450 anni, con Rapallo che sta già programmando l’evento. Il primo luglio alle 3 del mattino la tradizionale fiaccolata lungo il sentiero seguito dai pellegrini per raggiungere il santuario; alle 8 nella basilica di Rapallo l’Intronizzazione e il saluto dei sestieri. Il 2 luglio la Messa solenne al santuario di Montallegro verrà officiata dal presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, mentre il 3 la Messa delle 11, sempre al Montallegro, sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e concelebrata da monsignor Alberto Tanasini, vescovo di Chiavari. Un evento atteso che appartiene alla storia cristiana di molti. Un evento cui rende omaggio anche il libro di Baratta e Lavaggi: «Il volume viene edito in un momento particolarmente significativo per la vita della nostra diocesi-scrive mons. Tanasini-La sua edizione rientra a pieno titolo nelle iniziative promosse per celebrare, quest’anno, i 450 anni della Madonna sul Monte Allegro».

“Non temere Giovanni, io sono Maria, la madre di Dio. Annuncia ai rapallesi la mia apparizione e dì loro che qui voglio essere onorata. Questo piccolo quadro,portato per ministero angelico dalla Grecia, lo lascio come pegno di particolare predilezione. Digiunate il sabato”

Il mattino del primo luglio, secondo un programma ormai tradizionale, nella cornice dei ceri imponenti offerti dai Sestieri e nella “ricchezza” dei fiori più belli, viene composto in Basilica il gruppo argenteo della Vergine di Montallegro dando inizio ufficiale alle festività Patronali, mentre il fragore delle salve di mortaretti ( o mortaletti che dir si voglia) ed i fuochi pirotecnici, con lo squillare delle campane, accompagnano le prime invocazioni alla nostra Madonna.

Fu l’arciprete Gerolamo Merello ed i Massari della Parrocchia, che commissionavano il 17 ottobre 1698 all’argentiere felice Parrata una “cassa” recante su di un piedistallo una fedele riproduzione del Quadretto, circondata dalle immagini di N.S. del Rosario, dei Santi Gervasio e Protasio, San Biagio e San Erasmo. Per l’opera vennero impiegate oltre 350 once d’argento per una spesa di 1.750 lire genovesi. Dopo circa ottant’ anni i massari vollero migliorare questa prima Arca della Madonna e si rivolsero all’argentiere Luigi vitale, pattuendo il 22 marzo 1779 , l’esecuzione d’una composizione artistica che ponesse l’icona della Vergine, circondata da angeli sorreggenti la corona soprastante, su di una rupe occupata dalla statua della Madonna e da quella del colono Giovanni Chichizola , testimone dell’ Apparizione. Occorsero oltre 22 libbre d’argento fino, del costo di lire due e soldi quindici per oncia.

Allo stesso vitale, tre anni dopo, fu commissionato il rifacimento della base dell’Arca, sempre in argento, con lo stemma del nostro Comune, per l’importo di lire 7.224, fronteggiato anche grazie al contributo di Anna Maria Bardi di lire 1.226.

Gli avvenimenti storici legati a Napoleone, portarono sulla scena Rapallese il Commissario del Governo Provvisorio Giuseppe Avanzino, il quale, in forza della legge del 5 aprile 1798 della Repubblica Ligure, per la requisizione degli ori e preziosi delle chiese, mette gli occhi anche sull’ Arca della Madonna di Montallegro. I Rapallesi reagiscono vivacemente e aprendo una sottoscrizione pubblica riscattano per lire 4.126 la “cassa” sulla quale il nuovo regime impone di cancellare lo stemma del Comune, sostituito allora dal monogramma di Maria.

Circa cinquant’ anni dopo, il popolo Rapallese preservato dal colera che imperversava sino alle porte, in segno di gratitudine verso la sua celeste Patrona, volle ulteriormente abbellire l’Arca processionale. Il 2 dicembre 1838 fu steso il contratto con Francesco Maria Canepa per la ricopertura in argento dei nuovi componenti, salvaguardando con cura gli elementi realizzati in precedenza. Il costo finale ammontò a lire 20.097 e per il finanziamento vennero scelti degli incaricati per la raccolta di grano, fichi secchi, olio e altri prodotti delle Cappelle di Cerisola, San Bartolomeo, Seglio, Costaguta e Cappelletta.