Bellimbusto truffatore


Bellimbusto truffatoreChentres Aldo è uno di quei bellimbusti azzimati e impomatati che scendono nelle piccole città, e cattivandosi col loro sciolto scilinguagnolo e la loro furbesca disinvoltura la simpatia nelle loro vittime predestinate, sbarcano alla meglio il lunario truffando ed imbrogliando il prossimo che ha la disgrazia di capitare tra i loro piedi. Nell’udienza di mercoledì il pretore ha dovuto occuparsi precisamente di uno di costoro, prelato Chentres, contumace, che porta nell’atto d’accusa cinque capi d’imputazione.
Il marchese Alberto Bianchi abboccando alle sue millanterie gli consegnava 150 lire con la speranza di ottenere una tessera di libero ingresso in tutti i cinematografi d’Italia. La cameriera Francesca Schereide di Vienna, altra vittima del Chentres, con la speranza di impiegarsi a Roma presso una signora dell’aristocrazia si faceva truffare l’importo di due biglietti per quella città. Il sarto Canepa Edoardo che gli confezionò un elegante vestito, dovette accontentarsi di un magro acconto e di un vecchio abito sdrucito lasciato in cambio di quello nuovo indossato. Anche Carlo Canessa fu truffato di una piccola somma che avrebbe dovuto servire per l’acquisto di un prezioso spartito musicale. Il proprietario della pensione Fiori attende che gli venga pagato lo scotto di un pranzo consumato e digerito in santa letizia.
Il Pretore condanna a 6 mesi di reclusione e a lire 600 di multa.

Il Mare, Rapallo, Gennaio 1929