Il Trattato Italo-Jugoslavo


Il Trattato Italo-JugoslavoIl multiforme impero Austro-Ungarico si era disgregato, gli slavi del sud (serbi, croati, sloveni, montenegrini) cercavano faticosamente di costituirsi in nazione, il presidente Wilson aveva proclamato il principio dell’autodeterminazione dei popoli e della diplomazia aperta.

Alla Conferenza di Pace di Parigi (18 gennaio 1919) esplode quindi il dissidio tra gli italiani Orlando e Sonnino e il presidente americano; questi non accettava l’annessione italiana di Fiume  e della Dalmazia e di una piccola parte dell’Istria. Anche a causa d’incomprensioni personali tra le parti non si riuscì a trovare un compromesso, cosicché Orlando e Sonnino abbandonarono la conferenza (24 aprile 1919).

I dissidi interni e l’instabilità politica dei due governi, disordini a Fiume provocati dalle truppe italiane e soprattutto l’occupazione della città da parte di D’Annunzio acuirono sempre più il dissidio; soltanto nel maggio del ’20 Nitti iniziò il riavvicinamento italo-jugoslavo, che fu poi portato a buon fine dall’ultimo governo Giolitti. Dopo accurate trattative e la mediazione franco-inglese, convennero a Rapallo Trumbic, Vesnic, Sforza e Bonomi (a trattative concluse giunse anche Giolitti); l’accordo finale non fu facile, e solo la sincera e sofferta dichiarazione di Sforza di essere disposto a sacrificare ogni sua popolarità e posizione personale ad una soluzione giusta ed equa purché Trumbic facesse altrettanto, ci ottenne Zara.

Il trattato dava all’Italia tutta l’Istria sino allo spartiacque, Zara e qualche isola del Quarnero, facendo di Fiume uno stato indipendente; si davano garanzie per gli altri pochi italiani di Dalmazia.

L’accordo mirava saggiamente non a strappare qualche lembo di terra ma a fondare una stabile amicizia italo-jugoslava, a stabilire una collaborazione economica che ci avrebbe aperto il mercato dei Balcani ed eventualmente ad impedire una nuova spinta germanica verso sud.

Siglato nelle ovattate sale della Villa Spinola, a San Michele di Pagana, l’accordo prevede per la città di Fiume lo “status” di città autonoma mentre vengono assegnate all’Italia Zara e l’Istria.

A Rapallo le due delegazioni giungono il 7 settembre e, mentre quella italiana viene ospitata al New Casino Hotel (oggi Excelsior Palace Hotel), gli jugoslavi prendono alloggio all’Hotel Imperiale.

A Villa Spinola (poi Pesenti) i lavori per definire le questioni di Fiume e Dalmazia iniziano l’8 novembre e proseguono senza sosta intervallati da una breve visita di saluto alla delegazione italiana del sindaco di Rapallo, Lorenzo Ricci, accompagnato dai colleghi di giunta e dal consigliere provinciale Bontà.