La storia di Rapallo


La storia di RapalloIl nome di Rapallo (dall’etimologia incerta, lasciando spazio a diverse congetture: dalle “rape” alle “paludi”, solo per citare le più curiose) compare per la prima volta in una pergamena, conservata all’Archivio di Stato di Genova, relativa ad una permuta di terreno. L’atto, datato luglio 964, vede l’intervento – quale estimatore – di Vuilginiso, figlio del fu Adelgiso, abitante nella Valle di Rapallo.
Nel 643 il re longobardo Rotari, ariano, occupa “Romanorum civitates ab urbe Tusciae Lunensi universas quae in litore maris sitae sunt usqua ad Francorum fines…”.

Se la Riviera di Ponente vanta la presenza di “civitates”, declassate a “vici” quella di levante è caratterizzata da minuscoli insediamenti, spesso arretrati rispetto al mare; ma la presenza di insediamenti longobardi è attestata dalla dedicazione delle chiese a santi tipici del culto ariano (S. Michele e S. Giorgio) e dalla presenza, ancora in documenti successivi al VII secolo, di termini peculiari del mondo longobardo come sculdascio (funzionario dell’ordinamento periferico longobardo) e gastaldione (gastaldo è denominato nell’ordinamento longobardo l’amministratore di beni regi).

Il 2 luglio 1557 sul monte Laeto, sulle alture di Rapallo, nelle prime ore del pomeriggio ad un contadino di Canevale, Giovanni Chichizola, Appare la Madonna, che lascia in pegno un quadretto , ancor oggi venerato nel Santuario di Nostra Signora di Montallegro, edificato sul luogo dell’Apparizione. Nel 1574 l’equipaggio di una nave dalmata, per la precisione ragusea, sale a Montallegro portando in pegno una lamina d’argento (ancor oggi visibile ai piedi dell’altare maggiore) per essere scampati a naufragio, al largo di Portovenere. Riconoscono come loro l’icona ivi conservata, la reclamano per la loro chiesa in Ragusa e, dopo un regolare processo svolto davanti al Senato genovese che vede perdenti i rapallesi, riportano a bordo il “Quadretto” e salpano diretti in patria.
A poche miglie dalla costa, in navigazione, si accorgono della sua ricomparsa: Il capitano Nicola De Allegretis rientra in porto; sale nuovamente al Santuario e così non può che constatare che l’icona è nuovamente lassù, sul colle dove la Madonna aveva detto al Chichizola:” Dite che qui voglio essere onorata”. Il capitano rinunciò alla rivendicazione e da allora il santuario è meta di continui concorsi di fedeli. Rapallo sarà Capitanato fino alla fine della Serenissima repubblica. Diventa Municipalità nel luglio del 1797. Nel 1804 entra a far parte, come tutta la Liguria, dell’Impero Francese e Rapallo fa parte del Dipartimento degli Appennini (uno dei tre nei quali è suddivisa la nostra regione) che ha Chiavari come sede centrale. Nel censimento del 1806 la nostra città conta 6.499 abitanti, al di sopra dei dodici anni. Di questi 835 sono senza lavoro, 4.409 contadini, 26 sarti, 5 preposti, 195 marinari, 24 pescatori, 44 osti, 19 tessitori, 11 pizzettieri, 231 lavoranti di pizzo, 30 “proprietari”, 2 farmacisti, 2 avvocati, 2 chirurghi, 12 padroni di bastimenti, uno maestro di vela, 66 serventi, 38 servi, 3 servitori e solo 5 studenti.

La storia di RapalloAlla fine dell’Ottocento, Rapallo vede la fine del decadimento iniziato al sorgere del secolo, quando da sede di importante Capitanato si trova semplice borgo; assiste, infatti, alla sua rinascita economica. Rapallo “fin de siècle”è un rinomato centro turistico; richiama ospiti illustri. Nascono gli alberghi; costante è la presenza della colonia straniera. Tra i primi nello scegliere Rapallo come luogo di soggiorno c’è il filosofo tedesco Nietzsche. Nel 1901 scende all’Hotel Suisse Sibelius.

Sfogliando i registri degli alberghi o le pagine de “Il Mare” leggiamo i nomi di Teodoro Roosevelt, del maresciallo Molte, di Franz Listz, Guy de Maupassant, Lord Carnavon, di Leonora Duse. Nel 1909 prendono alloggio al Riviera Splendid Hotel la principessa Luisa di Sassonia ed il marito Enrico Toselli; nel febbraio soggiorna all’hotel Marsala Sem Benelli, mentre il 26 marzo 1910 giunge al Savoia il principe Augusto Guglielmo e nello stesso anno, all’Hotel Moderne, il presidente degli Stati Uniti Teodoro Roosevelt.

Tre anni dopo, il 7 novembre 1920, giunge al New Casino Hotel la delegazione italiana, guidata dal conte Sforza e composta dal ministro della guerra Bonomi, dall’ammiraglio Acton e dal generale Badoglio. All’Hotel Imperiale (oggi in territorio di S. Margherita Ligure) prende alloggio il presidente del Consiglio jugoslavo Vesnic, il ministro degli esteri Trumbic e quello delle finanze Stojanovic. I lavori delle due delegazioni si svolgono a Villa Spinola e vertono soprattutto sulla questione di Fiume e della Dalmazia.

Il Trattato viene firmato alle 23,45 del 12 novembre 1920 ed attribuisce all’Italia Zara e le isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa; le altre isole e Dalmazia restano al nuovo Regno di Jugoslavia. Due anni dopo, il 16 aprile 1922, all’Hotel Imperiale (in allora e fino al 1929 territorio di Rapallo) è firmato il secondo Trattato di Rapallo tra russi e tedeschi, delegazioni entrambe presenti ai lavori della Conferenza Economica di Genova. L’accordo è siglato per i russi dal commissario agli esteri Georgij Vasilevic Cicerin e per la Germania da Walther von Rathenau. L’accordo è ancor oggi il simbolo di una impostazione politica autonoma.