Rapallo e Portofino


Rapallo e Portofino: due cittadine a loro modo esemplariMatteo Vinzoni, cartografo della Repubblica Genovese, non poteva immaginare quanto sarebbe stato vero, a più di due secoli di distanza, quanto scrivere nel ‘700.“La quantità e magnificenza de’ palazzi e case, che si vedono da Voltri fino a Camogli e oltre, sia nel piano e lungo il mare, come nelle valli e sopra i colli, sono una meraviglia a quelli che arrivano per mare a Genova, che con sì bella e splendida prospettiva, sembra una città di venticinque miglio, che non si vede in tutta Europa.”
Oggi i geografi e gli esperti di “assetto territoriale” riassumono queste alate parole in una sola espressione tecnica: ”conurbazione lineare”. Ogni poesia svapora, e pure l’entusiasmo. E la ragione c’è: il paesaggio fortemente “umanizzato” di un tempo non è di oggi. Allora era il risultato del secolare adattamento dell’uomo a una natura difficile ma non ingrata; sul mare si susseguiva la colonna dei borghi di pescatori; all’interno sorgevano le prime ville, circondate da immensi parchi, dei ricchi genovesi; sulle coste solatie ben dotate di terrazza, erano gli uliveti di cui vivevano gli abitanti dei borghi che punteggiavano la costa tra 100 e i 200 metri; più su, sino al crinale appenninico, erano scure balze boscose.


Nel primo ‘900 questo paesaggio cominciò lentamente a mutare: l’economia agricola e peschereccia alimentava solo una vita dura e di stenti; iniziative locali non avevan ragion d’essere poiché Genova, comunque vicina, era sola a un’ora di treno. Con questi motivi di stasi contrastò invece il primo sviluppo turistico: sull’esempio della Riviere di Ponente, ormai “lanciata” dagli inglesi, anche a Nervi, Santa Margherita, Rapallo si cominciarono a costruire i grandi alberghi “belle époque” e a moltiplicare le ville liberty. Si affermavano nuovi centri eleganti, più a portata di mano sia dei genovesi sia dei milanesi ricchi. Questo turismo d’èlite portò denari senza alterare troppo l’ambiente tradizionale e naturale che, d’altronde, era proprio ciò che i forestieri apprezzavano.
La costruzione dell’autostrada (che pone Torino e Milano a meno di due ore d’utilitaria), l’allungarsi delle ferie, la disponibilità di risparmi anche da parte delle classi medie, fece segnare negli anni Sessanta un nuovo boom turistico, quello di massa. Questo nuovo tipo di villeggiante cercava solo i bagni di mare e, a terra, divertimenti; per esso il bel paesaggio e i borghi antichi erano un genere di consumo minore, sacrificabile.
Ogni metro quadrato di territorio fu visto come metro quadrato edificabile e quindi come metro quadrato vendibile. Se i vincoli urbanistici, pur tenui, chiedevano il rispetto delle zone verdi, “provvidenziali” incendi, che ancor oggi lasciano pelati i monti, spianarono la via alle ruspe. Insomma, l’area costiera fu messa “a tondino e a fuoco”.


Rapallo, anche se conobbe scempi minori di altre località liguri, ebbe il dubbio privilegio di generare un nuovo verbo: “rapallizzare”.
Oggi i centri “rapallizzati” scontano la frenetica crescita di vent’anni fa: il carattere ligure di queste cittadine è stato cancellato dai tratti anonimi della periferia, in alta stagione manca l’acqua e quella marina deve esser disinquinata con costosi impianti, la viabilità locale non regge alla frenesia di spostarsi sempre e ovunque in auto. Così l’afflusso turistico va decrescendo, mentre per gli abitanti locali il costo della vita, allineato sull’uso estivo di spremere i turisti, è salito alle salite; senza parlare del problema della casa: quasi tutte le costruzioni nuove sono di proprietà di chi “scende” in Liguria solo per le ferie. Alla gente del posto restano le case vecchie del centro storico, a Rapallo conservatosi proprio per la disponibilità di terreni edificabili alle sue spalle; ma si tratta di case che richiederebbero costosi restauri per renderle più salubri.
A pochi chilometri da Rapallo, Portofino ci appare come un alto mondo: un mondo fatto del più primitivo e intatto ambiente naturale, in cui si incastona un borgo rimasto inalterato nei secoli. Come si spiega questo fenomeno?

AA.VV., “Il grande libro della Liguria”, Mondadori, 1985, MI