Il lamento degli osti


A proposito della citazione contro i membri direttivi del Comitato della ormai più che famosa Maggioranza (!!!!!) consigliare, per pagamento di conti elettorali, un poeta del popolo (non di carta) che sa e pensa con la propria testa e qualche volta come nel presente caso ride, ha scritto per Il mare questi versi che noi fedeli alla leggenda Castigat ridendo mores pubblichiamo ad onore del buon sangue rapallese:

lamosti

Non senti tu il lugubre

Lamento e il dolore

Degli asti afflittissimi

Che straziati il core?

Se i quibus malefici

Non hanno la pece

Ascolta dei miseri

La mesta lor prece

Pagateci i conti

Pagateci i conti.

Ramentan que’ cantici

Del triste complotto

Le gesta ormai celebri

Del giorno ventotto

In cui trasformavansi

I voti a’ suoi cenni

In cheques alla suocera

O in sbornie solenni

Pagateci i conti

Pagateci i conti.

Ed ora chinandosi

In umile aspetto

Gli eletti borbottano

Battendosi il petto:

Fedeli, credetelo

Le casse son vuote

Pur troppo anche il popolo

Pagar non si puote.

Pagateci i conti

Pagateci i conti.

Ormai non è facile,

Pagar con mandati

Per quanto si prestino

Taluni impiegati

Al solo, riflettervi

Ci vien da tremare…

E poi se lo intuiscono

Quei tali del Mare?

Pagateci i conti

Pagateci i conti.

Pusilli, alla seggiola

Volete il diritto?

Pagate eroissimi

Pagate l’affitto

Agli osti che implorano

La borsa recate

Sta scritta ne’ canoni

Pagate, pagate.

Pagateci i conti.

Pagateci i conti.

Pulsate, la celebre

L’eterna camorra

Abbraccia con enfasi

Chiunque vi accorra

Fa spaccio di trottole

Corrompe elettori

Pulsate, i più zotici

Saranno assessori.

Pagateci i conti

Pagateci i conti.

 

Il Mare, Rapallo, 18/02/1915