Fontanabuona: il quartiere d’oltremonte


Fontanabuona: il quartiere d’oltremontePer secoli, fino a quando Napoleone non venne a porre fine alle vecchie ripartizioni amministrative volute da Genova (le podesterie prima, e quindi i capitaneati), la Fontanabuona è stata, per Rapallo, il “Quartiere d’Oltremonte”. Non tutta la vallata, però, in quanto la parte alta – Lumarzo e Tribogna – dipendeva da Recco, mentre la parte  terminale – San Colombano e Carasco – è sempre stata compresa nella giurisdizione di Chiavari. Nell’alta Fontanabuona, ove si trovava anche il feudo fliscano di Roccatagliata, il confine era dato, approssimativamente, dal corso del Lavagna; nella bassa Fontanabuona dal fossato di Romaggi (rio Barbarasco) e dal fossato di Vallefredda. Calvari era l’ultimo centro dipendente da Rapallo, mentre il territorio da Calvari in giù, dipendente da Chiavari, era detto “Val di Lavagna”. Questa tripartizione territoriale, le cui origini risalgono agli inizi del XIII secolo, era stata dettata dall’andamento delle principali vie di comunicazione che si dipartivano dai centri del litorale per andare nel Piacentino e in Lombardia. Da Recco, passando per Testana, Còrnua e Sant’Alberto, una strada raggiungeva Torriglia e da lì proseguiva per le valli che scendono dai versanti settentrionali dell’Antola; un’altra, passando per Uscio, si diramava a ventaglio valicando il crinale costiero in punti diversi (“le colle” di Calcinara, il valico di monte Serro, il passo dei Casetti), con percorsi che portavano rispettivamente a Torriglia, alle Capanne di Carrega e in Val d’Aveto. Due erano le strade principali che si staccavano dal litorale a Rapallo: quella “di Monti”, che passando per San Maurizio e il Passo della Crocetta scendeva a Cicagna per poi proseguire, col nome di “strada dell’Acquapendente”, verso Barbagelata e Montebruno e quindi all’Oltrepò pavese; e la strada detta “di Piacenza”, che passava da Montallegro e valicava il crinale al Passo di Canevale oppure al non lontano Passo di Coreglia, dando luogo a due itinerari alternativi, uno per Soglio e il Passo del Dente e l’altro per Coreglia e Orero, che si ricongiungevano poco prima di inoltrarsi nella Val d’Aveto valicando lo spartiacque appenninico al Passo della Ventarola. La fine di queste vie di comunicazione, rimaste in funzione fino a tutto il XIX secolo e ancora utilizzate durante la guerra negli anni ’40 del secolo scorso, è stata determinata dalla realizzazione delle strade rotabili, che pur avendo reso più facili i rapporti fra territori contigui, nel contempo li hanno profondamente modificati. Per fare un esempio, un tempo dai centri abitati del “Quartiere d’Oltremonte” si poteva raggiungere in minor tempo Rapallo piuttosto che Chiavari, come da Tribogna e Lumarzo si poteva giungere più facilmente a Recco. Dalla seconda metà dell’800, le strade rotabili e la progressiva diffusione dei mezzi di locomozione hanno interrotto questi secolari rapporti (che non erano solamente commerciali), dirottando gli interessi della vallata verso Chiavari e verso Genova. Tuttavia il ricordo di questi rapporti è rimasto vivo tra la popolazione, che non ha mai perso l’aspirazione di poterli riattivare mediante moderne e più brevi vie di comunicazione. In tale prospettiva negli anni ’70-80 da Cicagna e da Coreglia sono state costruite le strade rotabili di valico per scendere dal Passo della Crocetta a Rapallo, ma evidenti ragioni orografiche hanno sempre limitato il loro utilizzo. E’ per questo che il sogno del traforo fra la Fontanabuona e la costa periodicamente si ripresenta. Ora le speranze sono rivolte alla realizzazione del raccordo con l’autostrada, un’opera che finalmente esaudirebbe, attraverso le uscite dai caselli di Recco e di Rapallo, le aspirazioni di gran parte della vallata. C’è proprio da augurarsi che sia la volta buona e che il sogno possa finalmente avverarsi.

Renato Lagomarsino, I Rapallin